Monica Farnetti, insegna Letteratura italiana all’Università di Sassari.
“Il sembiante vostro vero”. Nella lingua della poesia “sembiante” è una parola-chiave, che in Petrarca e in quasi tutta la tradizione che ne discende (vale a dire nella vulgata) significa “immagine”, “apparenza”, “aspetto esteriore”, “ciò che si mostra”, “forma visibile”, “segno di fuori”. Se “sembiante” sta per “immagine” e simili, in Gaspara Stampa come in molte delle sue contemporanee si tratta di un’immagine sui generis, completamente risignificata e da intendersi come animata, tattile, desiderosa, “aperta” direbbe qualcuno, tesa alla presenza più che alla rappresentazione, pronta a ospitare ciò/colui di cui è immagine e a non separarsene, incline ad incarnarlo assai più che a rappresentarlo. Il “sembiante” è dunque questione di corpo, è sinonimo di persona, occupa lo stesso posto dell’amato; non ha a che fare con il sembrare ma con l’essere (il “sembiante vostro vero”), che attiva le emozioni (“quel divin sembiante / ch’ardir e tèma insieme dar mi suole”) e che fa “compagnia”.
2. Godere della presenza
Paola Francesconi, psicoanalista, membro SLP, Bologna.
La mascherata femminile: una domanda d’essere. La mascherata femminile rivela un rapporto particolare con il desiderio dell’Altro, che è al cuore della femminilità, al punto da avere indotto alcuni psiconalisti post-freudiani, come Joan Rivière, ad affermare che la femminilità stessa è una mascherata. Freud aveva colto nel pudore femminile una strategia seduttiva. Paradossalmente, quello che nella donna si presentava come un deficit, una mancanza, si trasformava in un piu' di erotismo. L’evocazione di qualcosa che sta dietro il velo
lo fa esistere come un valore aggiunto, mentre la caduta del velo metterebbe a nudo la mancanza tout court. Lacan fa un passo in più, quando avanza che la maschera della femminilità è il veicolo della domanda femminile di essere il fallo, di essere per l’Altro il significante del suo desiderio. Cogliamo qui il nesso tra mascherata e domanda d’amore, che spiega le manovre di seduzione non nel registro della domanda di avere, ma in quello dell’essere.
Wanda Tommasi, insegna filosofia all’università di Verona. Comunità Diotima.
Vesti del femminile e spoliazione. Si farà riferimento ad alcuni testi narrativi di M. Duras (Il viceconsole, L'amante) e di I. Bachmann (Malina, tre sentieri per il lago, Il caso Franza), mostrando come l'assunzione di una femminilità convenzionale, che si esprime anche in una certa rappresentazione di sé di fronte agli altri, con vestiti e atteggiamenti tipicamente femminili, ceda talvolta il posto, in queste autrici, a una spoliazione che lascia la donna ai margini dell'umano. Ho in mente soprattutto, a tale proposito, la figura della donna pazza in Bachmann (Il caso Franza) e quella della mendicante in Duras (Il viceconsole), emblemi di un femminile non vestito, né agghindato, ma esibito come resto abietto.
Giovanna di Giovanni, psicoanalista, membro SLP, Milano.
Una donna, una madre, tra sembiante e reale, tratterà le molteplici declinazioni contemporanee e gli interrogativi alla cosiddetta scienza del riduzionismo genetico, riguardante il nesso donna/madre che tocca la frontiera tra sembiante e reale. Disamalgamare donna e madre sì, ma con qualche precauzione, dal momento che l’inquietante e oscuro godimento del corpo può virare all’orrore, esattamente nell’una come nell’altra. Non va dimenticato il contributo di Lacan nel Seminario XX, là dove dice che gli unici attributi della donna sono quelli materni.
Alide Tassinari, psicoanalista, membro SLP, Cesena.
L’amore per una donna, affronterà il tema cruciale del sembiante e della sua intima implicazione con il godimento femminile, esplorando le possibilità di fare di questo godimento una via privilegiata di accesso all’amore. Quanto del godimento della sembianza, con il suo versante tragicomico nella commedia del rapporto tra i sessi, può cedere all’amore? E che tipo di amore? Come il pensiero della differenza ha articolato questo punto? E come lo articola la psicoanalisi?
Rita Caccamo, insegna sociologia alla Sapienza di Roma.
La moda tra identità e seduzione. Affronterà il tema dell’abbigliarsi, in rapporto all’immaginazione, alla valorizzazione del sé, alla seduzione. Il corpo e la personalità del soggetto della moda – uomo o donna – si collocano al centro di un’ ambivalenza fondamentale: essere simili (omologazione) e diversi dagli altri (differenziazione) al tempo stesso. Declinato al femminile, tale soggetto si trova a negoziare, con sé e con l’Altro, appartenenze e singolarità. Rivendica la sua unità, ma si presta al frammento, alla sua riduzione in "pezzi". Da elemento identitario, seconda pelle, il capo d’abbigliamento – abito, accessorio, ornamento – può farsi feticcio, dotato di esistenza propria, strumento inorganico di un eros negato nelle sue forme di reciprocità, nell’incontro fra i sessi.